La primavera finalmente.....
Ci riempiamo gli occhi della Natura, delle sue meraviglie, e ne
godiamo con tutti i nostri sensi. Ma Lei va oltre: ci sorprende in modi
inaspettati e crea delle magie che, a volte, non possiamo neppure vedere
ad occhio nudo.
Il polline è l’elemento fecondatore della pianta, si presenta come
una polvere per lo più gialla, formata da minutissimi granuli che, presi
singolarmente, non vediamo ad occhio nudo.
Molti di noi lo conoscono per le allergie che può causare, eppure
queste sfere particolarissime sono una delle tante cose stupende che la
Natura si è inventata.
Perché esiste il polline? Esso ha l’importante compito di garantire
la vita vegetale, e, per portare a compimento la sua missione, affronta
una quantità di insidie e di problemi nel suo avventuroso viaggio da un
fiore all’altro, alla ricerca dell’ovulo giusto da fecondare.
Il viaggio ha inizio: immaginiamo di trovarci sulla corolla di un fiore, dove l’antera (la parte maschile, per intenderci, in cui si formano i granuli pollinici) è ricoperta di polline. Esso deve raggiungere gli altri fiori, per fecondare la cellula uovo contenuta nel’organo riproduttivo femminile, il pistillo, e depositare il suo prezioso carico di cellule sessuali maschili.
Sorge subito un primo problema: come fare per muoversi? La Natura ha
creato ingegnosi sistemi per spostare il polline da un fiore all’altro:
esso si lascia catturare dal vento per farsi trasportare lontano. Le
piante che usano questo sistema di impollinazione, detto anemofilo, come
il pino, producono in abbondanza un polline fornito di espansioni alari
che ne favoriscono il volo.
E se c’è poco vento? La Natura mette in campo il “piano B”: gli insetti.
Tutti gli insetti pronubi (le api, i bombi, le farfalle), mentre si
nutrono o raccolgono il nettare sulla corolla del fiore, strisciano il
proprio corpo (spesso ricoperto di una fitta peluria, come le api,
insetto impollinatore per eccellenza) sulle antere ricoprendosi di
polline e, spostandosi di fiore in fiore, lo impollinano. Questa
impollinazione è detta entomofila. I fiori ad impollinazione entomofila,
proprio per attirare gli insetti, sono molto appariscenti, hanno colori
sgargianti ed un intenso profumo, e spesso producono nettare, molto
appetito dagli insetti.
Il polline prodotto, poi, presenta sporgenze adatte ad “ancorarlo”all’insetto.
Siamo partiti da un fiore e attraverso vari stratagemmi il polline è
riuscito a spostarsi. Ma come fa il fiore ad identificare il polline
giusto, quello della sua specie, tra i tanti pollini e polveri di ogni
tipo che sono in sospensione nell’aria?
Vengono in aiuto particolari sostanze presenti nel polline stesso e
sullo stimma, in modo da riconoscersi tra loro ed evitare la
fecondazione tra specie diverse, le piante mettono in campo una serie di
stratagemmi anche per evitare la fecondazione tra fiori della stessa
pianta: infatti è fondamentale mantenere la fecondazione incrociata per
salvaguardare il più possibile la vigoria della stirpe.
Così, alcune specie hanno separato i sessi su esemplari diversi:
avremo piante con solo fiori maschili e piante che portano solo fiori
femminili, come il pioppo, l’ortica, il salice. Altre portano sulla
stessa pianta fiori maschili e fiori femminili. Altre ancora, come la
lavanda, alcuni meli e peri, hanno fiori autosterili: se il polline
della stessa pinata cade da un fiore all’altro, non germina.
Ed incredibilmente, a dispetto di tutti gli ostacoli, il polline
arriva sullo stimma, un’espansione dell’organo femminile e, se è “quello
giusto”, lo tratterà avvolgendolo con un liquido vischioso, fino a
fondere gli elementi maschili e femminili, dando vita alla fecondazione.
Siamo partiti da una corolla e siamo arrivati a quel magico mistero che è la vita.
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